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ARCHIVIO /
LapLamp Torino GEOdesign 2008

Salone Gemma Prod. on tour
partecipa alla mostra di design contemporaneo

 
     
 

 

TORINO  GEODESIGN 
la mobilitazione dell’intelligenza collettiva
quarantotto progetti per Torino

 
inaugurazione sabato 23 maggio 2008 ore 19.00

23 maggio – 13 giugno 2008
 
nuovo PalaFuksas di Porta Palazzo
piazza della repubblica 25 – Torino

Salone Gemma Prod., gruppo pluridisciplinare composto da Claudio Farina, Stefano Graziani, Angelica Mazza, Piero Ongaro, Deni Pasini, Giulio Polita, Kathrin Villwock, è stato selezionato lo scorso settembre tra 160 candidati e pertanto partecipa come vincitore del concorso all’evento presentando la LapLamp. Si tratta di un nuovo sistema di illuminazione per la comunità locale di San Salvario, quartiere centrale e cosmopolita di Torino, che ruota attorno alla Piazza Madama Cristina.

Il progetto Geodesign nel corso del suo svolgimento ci ha messo a confronto con una serie di quesiti a cui abbiamo cercato di dare un ordine, se non una risposta. La prima questione affrontata ha riguardato il tipo di intervento da proporre. Ci siamo chiesti se per un progetto di illuminazione nel nostro caso fosse stato più corretto lavorare sulla creazione di una sorta di ‘scenografia urbana’ basata più sull’uso della luce piuttosto che sulla definizione specifica di un corpo illuminante, oppure se fosse stato più giusto indirizzarsi verso la definizione di un elemento luminoso industrializzabile e quindi ripetibile in altri contesti e situazioni . Una dicotomia tra contesto e riproducibilità dell’oggetto che trova radici non solo nel nostro tema, ma nel senso stesso dell’operazione proposta , di un oggetto di design legato al territorio.
Lo scambio comunità-designer fissato dal concorso ha nel nostro caso assunto caratteristiche particolari: le esigenze e gli interessi delle varie comunità che usano piazza Madama Cristina (residenti, ambulanti, esercenti e automobilisti), vivono conflittualmente nel teatro di questo spazio urbano, baricentro del quartiere di San Salvario, eterogeneo negli usi e spezzettato nelle sue componenti: mercato, cortile di casa, dehors, spazio pubblico di aggregazione. Queste diverse situazioni presenti nella piazza sono incapaci di condividere un comune sistema di fruizione.
Trovare una forma di unitarietà nell’intervento e di ricucitura delle connessioni sembrava emergere come uno degli obiettivi principali del progetto. Obiettivi che probabilmente andrebbero conseguiti attraverso un processo più ampio che oltrepassi il mero progetto di illuminazione.
Le scelte sulle quali ci siamo orientati partivano quindi da questi presupposti. L’oggetto cui noi abbiamo pensato doveva essere per forza legato al processo di industrial design, ma in grado comunque di costituire una nuova ‘scenografia urbana’. Un oggetto che insista sulla piazza esistente, ma in grado anche di rispondere ad analoghe problematiche e situazioni. Un oggetto che si configuri come una sorta di installazione su di un sistema già presente nel territorio (in questo caso sostegni verticali, pali o quant’altro che caratterizza ciascun spazio antropizzato).
In sintesi quindi abbiamo pensato ad una sorta di ‘plug-in’ che si interfacci con un sistema esistente sul territorio per ampliarne le funzioni, il più possibile autonomo a livello energetico e gestionale, in grado di interagire con l’utente, il cittadino, la comunità.
Come si declina tutto ciò a San Salvario? Sicuramente attraverso una o più proposte di collocazione dei corpi illuminanti, uno studio su come la comunità possa interagire con essi, fino a giungere ad una ricerca sul tipo di sorgente luminosa e sulla qualità di luce, la sua colorazione e la sua intensità.
La questione dell’autorialità del progetto, anch’essa sollevata dalla triangolazione comunità-designer-azienda, è stata infine da noi affrontata in modo particolare, date anche le premesse che non vedevano dall’inizio alcuna azienda produttrice affiancata al nostro tema. Il gruppo di progettazione, composto da architetti, designer ed artisti, aveva incrociato in precedenti occasioni le proprie esperienze creative, maturate negli anni in varie città italiane ed europee, confrontandole poi recentemente all’interno di uno spazio espositivo e di dibattito a Trieste, il Salone Gemma.
E’ proprio grazie alla formazione di ulteriori piattaforme relazionali tra ambiti diversi, effetti tipici di questo laboratorio di idee e senza dubbio uno dei processi ricercati da Geodesign, che due importanti realtà artigianali, operanti localmente nella produzione di serie limitate di oggetti ed accessori, hanno aderito al progetto per la realizzazione del mock-up, creando così con il gruppo di progettisti una rete di relazioni nella quale sono gradualmente sfumate le distinzioni tra committenti e utenti, produttori e beneficiari.

Alla realizzazione materiale del prototipo esposto a Torino hanno contribuito Jenny Fuchs e Paolo Coloni per le varie consulenze tecniche e due realtà produttive della regione: da Trieste Artelier di Belinda De Vito e Domenico Redavid per l’illuminotecnica e Billow Board di Lucio Cecotti da Ronchi dei Legionari per il corpo in vetroresina.

www.torinoworlddesigncapital.it

 

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