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Salone Gemma presenta:


raznovrstnost
Paolo Ferluga




sabato 14 marzo 2009
ore 18.30


introduzione critica di Vasja Nagy

Negli ultimi vent'anni è stato troppe volte scritto e detto che la pittura è entrata in crisi. É sembrato che le tecniche pittoriche non possano più offrire nuove opportunità di sfida, ma consentano solo la ripetizione e la riproposizione di vecchi e inflazionati modelli. In questo periodo sono state privilegiate quelle tecnologie che la storia dell'arte ha chiamato 'nuovi media' . La distinzione fra media nuovi e tradizionali, che sembrava sensata all'inizio, nel contesto dell'arte contemporanea si è rivelata ben presto un modo di riflettere che portava troppo spesso al paradosso o al vicolo cieco.
L'ibridazione è diventata parte della vita di ogni giorno e ad essa ci siamo ormai del tutto abituati.
Già da molto, quantomeno nelle società urbanizzate, le più disparate combinazioni, applicazioni e intrecci, sia sul piano fisico,che concettuale e visuale, non costituiscono più niente di insolito.
Come gli altri media tradizionali ,anche la pittura si mescola continuamente con i muovi media, e la definizione dell'arte del passaggio del millennio come 'arte post mediatica', sebbene non del tutto riuscita, ha portato nel mercato e nella storia dell'arte ad una notevole riconciliazione.
Si è realizzato che ogni tecnica è legata ad un mezzo e che è insensata la distinzione dell'arte in base a vecchi e nuovi mezzi espressivi.
La creazione entro una tecnica pura, sia pittorica, fotografica o scultorea è sempre legata ad un determinato contesto, e anche in passato non si procedeva senza condizionamenti reciproci e intrecci. Perciò non c'è nulla di strano se le tecnologie del ventesimo e ventunesimo secolo, nel processo della creazione dell'immagine, si inseriscano nel campo dell'arte in uguale maniera. L'invenzione linguistica di Peter Weibel ha intaccato seccamente solo lo sguardo romantico sul purismo del modernismo.
Paolo Ferluga nelle sue vedute urbane in monocromo azzurro,come si vede dagli stessi dipinti, dipingeva a partire dall'immagine fotografica.
Da una parte si tratta della caratteristica prospettiva creata dalla camera oscura , ben differente dall'esperienza diretta visivo - corporea. Dall'altra, è di fondamentale importanza anche la relazione con la realtà, come la comprendiamo nelle immagini fotografiche, che mantiene ancora e sempre una forza eccezionale un secolo e mezzo dopo l'invenzione della fotografia.
L'autore, con il senso dell'architettura e dei moderni spazi urbani, ha scelto delle viste che mettessero in evidenza anche le attuali relazioni sociali, avvolgendole di una satira sottile, utilizzando segni apparentemente insignificanti, come le scritte pubblicitarie, inserite entro ben più evidenti quinte architettoniche.
Ha costruito i quadri come se avesse voluto riprodurre panorami di cartoline di città come Udine, Trieste e Lubiana. Successivamente nei dipinti di Paolo Ferluga si inseriscono anche altri colori. Ha mantenuto il legame con la fotografia, sebbene non rimanga più pienamente fedele al tema della rappresentazione della realtà. È ancora possibile riconoscere l'identità di un determinato luogo sebbene sulla scena comincino a manifestarsi elementi che con esso non hanno più alcuna relazione, in quanto immaginarie costruzioni dell'autore. Sempre più frequentemente si inseriscono nella trama testuale parole di lingue che in ambiente italiano appaiono talvolta come un corpo estraneo, incomprensibili e perfino impronunciabili. Più frequentemente Ferluga usa la lingua slovena, che conosce relativamente bene ed è parte dell'ambito locale al quale egli stesso appartiene, sebbene a causa delle passate contingenze politiche rimanga quasi totalmente sconosciuta alla maggioranza. In questo modo si stabilisce un duplice rapporto con le parole inserite nei quadri. Per l'osservatore che non conosce la lingua, possono essere solo incomprensibili segni, che però lo invitano alla pronuncia e con ciò al semplice ascolto di un susseguirsi di suoni.
Per quelli che capiscono il loro significato diventano un elemento importante per la comprensione degli accenti di satirico e sempre sottile commento alla società moderna. I quadri più recenti di Paolo Ferluga, che l'autore riunisce sotto il titolo Raznovrstnost, in apparenza si mostrano molto diversi dai precedenti, sebbene sia comunque possibile riconoscere la loro provenienza, nel loro significato formale e concettuale. Una riflessione sugli spazi urbani, sull'architettura e la comunicazione, è da sempre anche una riflessione sul modo di vivere in un dato ambiente. Nei primi quadri i luoghi sociali apparivano fisicamente e spiritualmente svuotati. Più tardi in alcuni è apparsa la figura umana – l'uomo. Ma con lui, i suoi resti, la confusione spirituale e una fitta trama di materiale irriconoscibile, che può ricordare la spazzatura. Ognuno può tentare di indovinare fra sè e sè cosa ha portato l'artista all'interno di questo vortice ipnotico di oggetti, forme e significati più disparati. Ma in nessun modo possiamo tralasciare il fatto che l'uomo urbanizzato è letteralmente sommerso da oggetti, immagini e informazioni. Nelle nostre vite si accumulano incessantemente, fuori dal nostro controllo, tutte quelle cose alle quali non possiamo attribuire una funzione, nè tantomeno un significato. Tutte queste cose sono unicamente referenti a sè stesse, perfette nell'utilizzo e nell'aspetto. Ma certamente solo per un breve tempo, finchè non ne compare una nuova, peraltro identica, sebbene migliore e ancora più perfetta. Quella che porta ogni volta il futuro nell'istante presente.
All'arrivo della successiva, essa si deposita allora nell'ammasso dei sedimenti e, magari un po' danneggiata, caduta dal trono, quasi mai riesce a risvegliare nell'uomo una qualsiasi forma di sentimento, mescolata agli altri residui in caotici ammassi, che a malapena permettono ancora il riconoscimento delle diverse fasi temporali. Finchè all'uomo comincia a mancare il proprio spazio vitale e quindi decide di macinare e ricomprimere tutto questo sudiciume.
Le composizioni nei quadri 'Raznovrstnost' di Paolo Ferluga sembrano macchie o scarabocchi.
Si comportano come mari che si incuneano nella terraferma, sebbene non siamo in grado di stabilire un inizio e una fine, un'entrata e un'uscita , nè tanto meno un centro. Le direzioni dei percorsi e degli eventi cambiano in continuazione ma alla fine diventa chiaro che questo mondo è immobile. Nel caos che a prima vista suscita disagio, l'osservatore inizia progressivamente a riconoscere forme e cose individualizzate, finchè la composizione si arresta in una forma stabile. E' l'equilibrio. Ritagli di giornale che mostrano oggetti e parole della vita quotidiana si mescolano con tracce di colore e forme dipinte.
Ogni dettaglio preso separatamente sembra essere il frammento di qualcos'altro, sebbene sia in se compiuto. Ricorda forse allo spettatore qualcosa fuori dal quadro, sebbene ogni forma al suo interno sia assolutamente autosufficiente e possa ad ogni nuova occhiata creare relazioni del tutto nuove con le altre. In esse non riconosciamo ferite, mutilazione e sofferenza. Perfino i prezzi, i simboli e i marchi di fabbrica qui si mostrano come sono in verità, non attraverso i mass media.
Sono solo numeri, segni senza significati, figurine senza una propria storia. L'autore ha maliziosamente inserito delle allusioni affinchè l'osservatore possa seguirle e crearne di nuove. Però solo quando nega quelle con la pubblicità, sbugiardandole e voltandole le spalle, solo così, purificato, può decifrare un mondo fantastico dall'eterogeneità, come fa la veggente dai fondi del caffè.

V zadnjih dvajsetih letih je bilo premnogokrat napisano in povedano, da se je slikarstvo znašlo v krizi. Slikarske tehnike so se zdele, da ne nudijo več novih izzivov, ampak omogočajo le še ponavljanje in oponašanje starih, že izpetih vzorcev. V tem času so postale priljubljene tehnologije, ki jim je zgodovina umetnosti, ali pa je to mogoče bila likovna kritika, nadela ime novi mediji. Razlikovanje med tradicionalnimi in novimi mediji se je na začetku celo zdelo smiselno, vendar je kmalu postalo očitno, da razmišljanje na ta način v kontekstu sodobne umetnosti prepogosto vodi do paradoksov in slepih ulic. Hibridizacija je postala del vsakdanjega življenja in smo se nanjo že čisto navadili.
Raznovrstne kombinacije, aplikacije in prepleti na fizičnem, vizualnem in konceptualnem nivoju, vsaj v urbanizirani družbi, že dolgo niso nič nenavadnega. Tako kot v druge tradicionalne medije, se tudi v slikarstvo neprestano vpletajo novi in, čeprav ne čisto posrečeno, je oznaka umetnosti s preloma tisočletja kot post-medijske, prinesla na umetnostni trg in v njeno zgodovino precejšnjo pomiritev.
Prišlo je do ozaveščenja, da je vsaka tehnika povezana z nekim medijem in da je ločevanje umetnosti po medijih, delitev na nove in stare, nesmiselna. Ustvarjanje v okvirjih čiste tehnike, naprimer slikarske, fotografske ali kiparske je vedno vezano na določen kontekst in tudi v preteklosti ni potekalo brez medsebojnih vplivov in prepletanj. Zato tudi ni nič nenavadnega, da se tehnologije 20. in 21. stoletja v procesu tvorjenja podobe vključujejo v polje umetnosti na enak način. Besedna domislica Petra Weibla je ostro načela le romantični pogled na purizem modernizmov.
Paolo Ferluga je v svojih monokromnih urbanih vedutah v modri barvi slikal po fotografskih predlogah, kar je na slikah tudi opaziti. Po eni strani gre za značilno perspektivo, ki jo ustvarja optična škatla pod imenom camera obscura in se razlikuje od neposrednega očesno-telesnega doživetja. Po drugi strani pa je ključnega pomena tudi odnos do resničnosti, kot jo dojemamo na fotografskih podobah in ima tudi stoletje in pol po fotografskem patentu še vedno izjemno moč.
Avtor je z občutkom za arhitekturo in sodobni urbani prostor izbiral poglede, ki so poudarjali tudi aktualne socialne odnose. Zavijal jih je s tenkočutno satiro v na videz nepomembno znakovje, kakor so na primer reklamni napisi, vključeni v bolj dominantno arhitekturno kuliso. Slike je konstruiral kakor bi želel reproducirati poglede z razglednic mest kot so Videm, Trst in Ljubljana.
Kasneje so se v slike Paola Ferluge naselile poleg modre tudi druge barve. Ohranil je navezanost na fotografije, vendar ne ostane več popolnoma zvest motivu iz resničnosti. Identiteto določenega kraja je sicer še mogoče prepoznati a v prizoru se pojavijo tudi motivi, ki z referenčnim prostorom nimajo nikakršne zveze in so domišljijski konstrukt avtorja.
Tekstovno tkivo pa vedno pogosteje tvorijo besede iz jezikov, ki v italijanskem okolju delujejo kot nerazumljiv in včasih celo neizgovorljiv tujek. Najpogosteje Ferluga uporablja slovenski jezik, ki ga relativno dobro pozna in je del lokalnega okolja iz katerega tudi sam prihaja, vendar zaradi političnih okoliščin v preteklosti ostaja večini skoraj popolnoma neznan. Na ta način se vzpostavlja dvojno razmerje do besed na slikah. Za gledalca so to lahko nerazumljive šifre, ki vabijo k izgovorjavi in s tem k poslušanju zgolj zvena zaporedij glasov.
Za tiste, ki razumejo njihov pomen, pa postanejo tudi pomemben element za razumevanje poudarkov vselej tenkočutnega satiričnega komentarja sodobni družbi.
Najnovejše slike Paola Ferluge, ki jih avtor združuje pod naslovom Raznovrstnost, se na pogled kažejo zelo drugačne od prejšnjih, vendar je vseeno mogoče zaznati od kod prihajajo v formalnem in konceptualnem smislu. Razmišljanje o urbanem prostoru, arhitekturi in komunikaciji je vedno tudi razmišljanje o načinu življenja v nekem okolju. Čeprav socialne, so delovale krajine na prvih slikah fizično in duhovno izpraznjene. Kasneje se v nekatere naseli človeška figura – človek. Z njim pa njegovi ostanki, duhovna zmeda in zasnove kupov nerazpoznavnega materiala, ki lahko spominja na smeti.
Vsak lahko sam pri sebi predvideva, kaj je umetnika potegnilo v hipnotični vrtinec raznovrstnih predmetnov, oblik in pomenov, nikakor pa ne moremo zaobiti dejstva, da je sodobni urbaniziran človek naravnost zasut s predmeti, podobami in informacijami. V naša življenja se neprestano in predvsem brez našega nadzora nalagajo vse te stvari, ki jim ne moremo dodeliti niti funkcije, kaj šele smisel. Vse te stvari so namreč zaključene same v sebi, dovršene v uporabi in izgledu. Seveda le za kratek čas, dokler se ne pojavi nova, sicer enaka, vendar še boljša in bolj dovršena. Takšna, ki v vsakič pripelje prihodnost v svoj trenutek.
Ob prihodu naslednje pa ostane zavržena na kupu usedlin, mogoče malo poškodovana, največkrat od padca s prestola, in skoraj nikoli ne zbuja več v človeku niti sentimentalnosti. Pomeša se z drugimi v kaotičnih gomilah, ki komajda še dopuščajo razločevanje plasti linearnega časa. Nazadnje začne človeku primanjkovati življenjskega prostora in se odloči, da bo vso to nesnago zmlel in sprešal.
Kompozicije na slikah Raznovrstnosti Paola Ferluge so madeži, packe. Vedejo se kot morja, ki se zajedajo v kopno, vendar jim ne moremo določiti začetka ali konca, vhoda ali izhoda in prav tako ne središča. Smeri potovanj in dogajanj se neprestano spreminjajo in na koncu postane jasno, da ta svet miruje. V kaosu, ki na prvi pogled vzbuja nelagodje, gledalec s časom začne razpoznavati posamezne oblike in stvari, kompozicija pa postane stabilna tvorba. In to pomirja. Izrezki iz časopisov, ki prikazujejo predmete in parole iz vsakdanjega življenja so pomešane med naslikane poteze in oblike.
Vsak detajl posebej se zdi, da je fragment nečesa drugega, vendar je vseeno sam v sebi zaključen. Gledalca mogoče celo spomni na nekaj zunaj slike, vendar je vsaka oblika znotraj nje popolnoma samozadostna in lahko ob vsakem novem pogledu naveže z drugimi čisto nove odnose. V njih ne razpoznamo ran, pohabljenja in trpljenja. Celo cene, simboli in blagovne znamke se tu pokažejo take, kakršne so v resnici in ne preko masovnih medijev. Tu so le kot številke, znaki brez pomenov, slikice brez zgodb. Avtor je vanje zgolj hudomušno naselil namige, ki naj jim gledalec sledi v ustvarjanju novih. Toda šele ko zanika tiste, ki jih pripovedujejo reklame, ko jih postavi na laž in jim obrne hrbet. Šele tako očiščen more iz raznovrstnosti razbirati fantastični svet, kakor to počne vedeževalka iz kavne usedline.


Vasja Nagy

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